11.03.2016 | Oddone Sartore

Cosa abbiamo imparato da Oddone

Chi c’era all’appuntamento dell’11 marzo sa che incontrando Oddone Sartore abbiamo avuto la possibilità di ascoltare la testimonianza, umana e professionale, di un imprenditore esperto.

“Maestro”, l’abbiamo chiamato – e non a caso – perché il suo modo di fare impresa può sicuramente essere preso a modello di chi impresa la fa o la vorrebbe provare a fare. E’ un uomo concreto, diretto, pragmatico, molto empatico ed umano. E queste caratteristiche si riflettono nel modo in cui gestisce le sue aziende, coltiva nuovi progetti, realizza nuovi sogni.

Da lui abbiamo imparato che:

1. I conti devono tornare

Inutile incaponirsi su progetti che non hanno una fattibilità economica verificata. Da buon ragioniere Oddone sa che senza un business plan serio un progetto, per quanto brillante, non decolla.

Il progetto è serio? Bene, il suo consiglio è di accantonare fondi extra per gli imprevisti (“prevedete di spendere 100? Tenete da parte 200”) e di continuare a controllare i conti sempre, anche quando l’azienda è ben avviata (“l’80% della fortuna di un’azienda è dato da un controllo serio dei numeri).

2. Bisogna avere la forza di abbandonare un progetto che non ingrana

Nella storia imprenditoriale di Oddone ci sono grandi successi. La prima azienda l’ha fondata giovanissimo, a neanche 25 anni, investendo tutti i soldi guadagnati con il primo lavoro da capo-contabile in Africa. Dalle saldatrici alle rappresentanze, fino all’automotive: per ogni progetto che è fiorito ce n’è almeno un altro che non ha visto la luce. Perché non sempre un’idea buona può diventare una buona azienda. E “quando qualcosa non va, e lo capisci che non va, bisogna avere il coraggio di chiudere e non pensarci più. Si deve girare pagina e cominciare qualcosa di diverso, di nuovo”.

3. Oltre all’impegno e alla preparazione ci vuole un po’ di fortuna

La preparazione conta, come pesa la capacità di far quadrare i conti e di scegliere soci e collaboratori. E conta anche la consapevolezza: “io non sono un grande manager, non saprei gestire una multinazionale. Le mie aziende hanno una media di sessanta dipendenti perché così so di saperle e poterle gestire al meglio”.

Poi, però, nella buona riuscita di un progetto imprenditoriale, c’è sempre qualcosa di imponderabile. “Sono stato fortunato” è una frase che Oddone ha ripetuto spesso durante la serata: è forse quel tipo di fortuna che aiuta gli ottimisti, gli audaci, i curiosi, chi ha il coraggio di mettersi in gioco tutti i giorni.

4. Bisogna essere sinceri con i clienti

Se non si riesce a rispettare una consegna, se si deve in qualche modo trasgredire ad un patto fatto con un cliente “è davvero inutile mentire”, ha spiegato Oddone. “Con i clienti bisogna essere sempre sinceri, siamo esseri umani e un disguido può capitare a tutti, a tutte le aziende”: bisogna ricordarsi sempre, insomma, che per intrattenere rapporti duraturi con la clientela vale l’onestà, la parola data, il “metterci la faccia”.

Un ringraziamento particolare lo dobbiamo fare anche a Stefania Fochesato, past president della Fondazione Città della Speranza, che ci ha ospitato all’interno della Torre della Ricerca di Padova e ai ricercatori che ci hanno accompagnato in visita alla struttura prima del dibattito con Ottone. Non capita tutti i giorni di “vedere” da vicino l’ambiente e i macchinari di chi fa “ricerca”. E’ stato interessante, davvero.

A presto!

La Squadra di Epursimuove

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